giovedì 10 settembre 2020

BUD, UN GIGANTE PER PAPA' - CRISTIANA PEDERSOLI

Scrivere un libro non è mai facile, ma farlo per raccontare il proprio padre divenuto idolo per un’intera generazione è ancora più difficile. 

Ciò a cui ha dato vita Cristiana Pedersoli, figlia di Carlo Pedersoli in arte Bud Spencer è un libro di ricordi e racconti che toccano il cuore e fanno scorrere qualche lacrima, ancora di più per uno come me che il grande Bud ha avuto l’onore di incontrarlo per un’intervista, in un pomeriggio impossibile da dimenticare. 

Bud - Un gigante per papà è un libro che gronda affetto e ammirazione per un uomo che non è stato grande soltanto sul grande schermo, ma anche nella vita. Un vero eroe per i suoi figli e per tutti noi che lo vedevamo, spesso in coppia con Terence Hill, sconfiggere sempre i cattivi, mettendoli in ridicolo e umiliandoli sotto i suoi cazzottoni

Sono oltre trecento pagine di ricordi e racconti che delineano un ritratto emozionante di Bud Spencer, un uomo che decise di usare la propria piccola flotta aerea per andare in soccorso dei terremotati dell’Irpinia, che ogni volta di ritorno da un viaggio di lavoro portava regali per tutti, che rispettava ogni persona (e ogni luogo) che incontrava sulla sua strada. 

Bud era un uomo che amava la vita alla follia e che, per questo, l’ha vissuta intensamente, prendendo tutto ciò che poteva e soddisfacendo anche il capriccio più strano e impensabile. 

Bud ha avuto molto dalla vita, ma anche dato molto a chi gli stava vicino, a suo modo ma sempre con tutte le energie che possedeva. 

Perfino sul punto di morte, come racconta Cristiana, il grande Bambino del cinema italiano ha deciso quando andarsene, come voleva lui, dopo aver detto ciò che gli premeva dire ai propri figli. 

Bud - Un gigante per papà è un viaggio emozionante che tutti coloro che amano e sono cresciuti con i film di Bud Spencer (e Terence Hill) dovrebbero leggere per conoscere meglio il proprio idolo e per scoprire i suoi lati ancora inediti e toccanti. 

martedì 1 settembre 2020

VERSO LA LUCE - ANDREY DYAKOV


Dopo la tappa italiana firmata da Tullio Avoledo, la casa editrice Multiplayer.it riporta l’universo letterario di Metro 2033 in patria, pubblicando Verso la luce di Andrey Dyakov, un romanzo ambientato a San Pietroburgo, città distrutta dall’esplosione della bomba atomica e dove i pochi sopravvissuti hanno trovato rifugio nelle gallerie della metropolitana. 

Da qui un gruppo di stalkers (esploratori del mondo in superficie) partono per scoprire cosa si nasconde dietro un segnale luminoso avvistato a chilometri di distanza: una richiesta d’aiuto? Un segnale da parte di altri sopravvissuti? 

Nonostante la rigida aderenza ai temi e ai personaggi creati da Dmitry Glukhovsky, ideatore della serie, il romanzo di Dyakov pecca di eccessiva staticità. Sembrerebbe un controsenso, visto che la storia si snoda attraverso il viaggio degli stalkers, eppure è così. 

L’ispirazione dell’autore sembra infatti più legata al videogioco (tratto a sua volta dal romanzo di Glukhovsky) dove molte scene erano ambientate in superficie e caratterizzate dallo scontro tra i sopravvissuti e i vari mostri mutanti nati dopo il disastro atomico, che alla saga romanzata dove erano altri gli spunti per raccontare l’Apocalisse nucleare, risultando così ripetitiva e a tratti monotona. 

Verso la luce risulta costruito per soddisfare unicamente il gusto di coloro che si divertono a giocare con gli sparatutto: il gruppo di esploratori viene così smantellato piano piano, man mano che il viaggio procede e la meta si avvicina, lasciando sullo sfondo l’unico tema davvero interessante del romanzo e vale a dire il rapporto tra il piccolo Gleb e il capo della spedizione Taran. 

Sono loro, infatti, gli unici due personaggi degni di nota e capaci di creare interesse nel lettore, ma nella frenesia del romanzo interessato soltanto a impressionare con morti violente, creature mostruose e luoghi infestati da ogni tipo di schifezza, finiscono anche loro per andare in secondo piano. 

Il loro rapporto tra allievo e maestro avrebbe meritato uno spazio ben diverso, e invece viene troppo spesso ridotto a delle prove di sopravvivenza a cui Taran sottopone Gleb.

Qualche sorpresa Dyakov ce la riserva nel finale, ricco di colpi di scena, ma ciò non basta per avvicinare il romanzo ai livelli sia di Glukhovsky che del nostro Avoledo, storie decisamente diverse rispetto a Verso la luce

Lì siamo di fronte al vero racconto dell’Apocalisse atomica, con personaggi che stentavano a rimanere all’interno delle pagine scritte, qui ci troviamo davanti a un videogame d’azione in cui la narrazione è condannata a essere un semplice comprimario rispetto allo spettacolo ludico.

L'ULTIMA PROFEZIA - LIZ JENSEN


Saranno gli ultimi presunti casi di cannibalismo o la profezia Maya, ma sta di fatto che ormai le produzioni letterarie dedicate all’Apocalisse in tutte le sue forme si moltiplicano giorno dopo giorno. Un discorso è, però, quando la fine del mondo viene raccontata in maniera adrenalinica e avventurosa, creando nel lettore una vera e palpabile sensazione di angoscia, una cosa è invece, come nel caso di L’ultima profezia di Liz Jensen, quando l’Apocalisse è un inutile sciorinare di dati, teorie scientifiche e fanatismi religiosi.
Bethany Krall è una ragazza disturbata rinchiusa in un ospedale psichiatrico in seguito all’omicidio della madre. A seguire il suo caso, dopo l’allontanamento della precedente psicologa, viene chiamata Gabrielle Fox, intenzionata a ricominciare dopo un brutto incidente che l’ha costretta sulla sedia a rotelle. Gabrielle presto scoprirà che Bethany non è solo una ragazza malata, ma è in grado di prevedere terribili sciagure che sembrano far parte di un piano più ampio che sta trascinando il mondo verso la fine. Il romanzo della Jensen è un niente di oltre quattrocento pagine: non c’è pathos, non c’è storia, non ci sono le emozioni che un libro del genere dovrebbe trasmettere. L’autrice sembra scrivere essenzialmente per soddisfare il suo ego, presumibilmente smisurato, presentandoci personaggi che si finisce per disprezzare: la squilibrata Bethany Krall, più simile a una ragazzina isterica, dispettosa e antipatica che si vorrebbe volentieri pestare a sangue, che a una sensitiva in grado di prevedere i disastri; Gabrielle Fox, insopportabile donnina che si piange addosso, paranoica e non immune a una buona dose di stupidità; Frazen Melville, scienziato sfigato che si innamora di Gabrielle ma che finisce per causare più problemi di quanti ce ne sono già. 
E l’Apocalisse? Non ce n’è traccia, se non in pagine di vero delirio scientifico, forse copiate da Wikipedia, in cui si presentano le possibili conseguenze del continuo sfruttamento ambientale da parte dell’uomo. Se l’intento della Jensen era quello di costruire un thriller psicologico, il risultato è pessimo, perché superare le prime cinquanta pagine è una sfida da temerari; se invece era quello di raccontare una possibile fine del mondo, il risultato è quello di far sperare i lettori che succeda davvero, così da spazzare via lei e i suoi noiosissimi personaggi.

RESIDENT EVIL: THE UMBRELLA CONSPIRACY - S.D. PERRY


Raccoon City, una sperduta comunità di montagna, è sconvolta da una serie di efferati omicidi commessi nella foresta che circonda la cittadina. Alcune voci parlano di strane creature che la abitano e per fare chiarezza sul mistero viene chiamata la STARS (Squadra di Recupero e Tattiche Speciali), un’unità paramilitare comandata dal capitano Wesker. 
Il primo romanzo ispirato al famoso videogioco divenuto anche saga cinematografica è un libro che ancora deve molto alla sua fonte di ispirazione e che viene costruito dall’autrice proprio come se ci trovassimo davanti a una consolle. L’azione ne è perno centrale, con i personaggi che presto si troveranno dentro una grande villa simile a un labirinto dove dovranno affrontare ogni tipo di mostro e pericolo. Oltre tre quarti del romanzo si svolgono all’interno di questa magione di proprietà della misteriosa Umbrella Corporation, un luogo dove sono stati effettuati esperimenti di ogni tipo e creati ibridi spaventosi che in qualche modo sono riusciti a uscire. Seguiamo le vicissitudini del gruppo di militari con la stessa ansia con cui seguiremmo il nostro personaggio muoversi sullo schermo di una tv, consapevoli che da un momento all’altro potrebbe comparire la scritta game over.
La Perry è brava a costruire una storia che miscela ottimamente l’aspetto orrorifico-action della trama con una sorta di spy-story dove non si è mai sicuri di chi sia il buono e chi il cattivo. Quasi trecento pagine di puro intrattenimento, con personaggi bene tratteggiati e vicende che si dipanano senza un attimo di tregua. La sua lettura soddisferà sicuramente i palati degli appassionati di horror, ma è consigliata anche a coloro che amano le storie di intrighi, tradimenti e avventura.

RESIDENT EVIL: RETRIBUTION - JOHN SHIRLEY


All’ottavo volume la creatività comincia a segnare il passo e la storia non risulta più scorrevole come i precedenti libri, forse anche per il cambio di autore. L’impressione che si ha leggendo il nuovo capitolo letterario di Resident Evil: Retribution, di John Shirley, è che la storia sia uno spezzone estratto da un qualcosa di più ampio. 

A differenza dei precedenti volumi, tutti ottimamente scritti da S.D. Perry, questa volta il libro non appare autoconclusivo, ma si limita a descrivere avvenimenti apparentemente collegati tra di loro, ma in realtà tenuti insieme col nastro adesivo.
Alice questa volta è impegnata nella lotta, a fianco della resistenza, contro la Umbrella Corporation, causa della distruzione del mondo e della sua consegna nelle mani dei morti viventi. Il libro procede a scatti, cercando di raccontare più storie, ma si va perdendo progressivamente, rischiando anche di confondere il lettore, fino a un finale non all’altezza, che se lascia spiragli aperti per un proseguo, delude molto. Ciò che può essere apprezzato è la parte action del libro, in cui i combattimenti con gli essere mostruosi che popolano la terra non mancano, ma si sente notevolmente la mancanza degli zombie che vengono lasciati troppo a margine, spesso sostituiti da mutanti spaventosi. Anche i personaggi, troppi, non vengono adeguatamente sviluppati e sfruttati, perdendosi anch’essi nella vastità del racconto che, andando a stringere, dice davvero molto poco. Sarebbe interessante conoscere i motivi che hanno spinto gli editori a cambiare l’autore e a scegliere Shirley (forse perché autore della sceneggiatura de Il Corvo?), ma sta di fatto che, arrivati all’ottava avventura, la saga segna una brusca frenata.

LA LEGGENDA DEL VENTO - STEPHEN KING


A quasi nove anni di distanza dall’ultimo romanzo della serie La Torre Nera (La Torre Nera VII: La Torre Nera, 2004), Stephen King torna a parlare del pistolero Roland di Gilead, ma questa volta lo fa in modo slegato dagli eventi narrati nei precedenti romanzi, cosicché per leggere La leggenda del vento, che temporalmente si inserisce tra il quarto e il quinto volume della saga, non occorre aver letto tutti gli altri libri, come lo stesso autore conferma nella breve prefazione, ma basta avere un minimo di conoscenza dei personaggi e della storia. 
Dopo aver lasciato la Città di Smeraldo, Roland e i suoi compagni riprendono il cammino sul sentiero del Vettore, ma presto dovranno fermarsi per cercare un riparo da una tempesta violentissima chiamata starkblast. Troveranno rifugio in una grande costruzione dove, per passare il tempo, il pistolero racconterà un episodio della sua vita, quando, insieme a Jamie DeCurry, aveva dovuto indagare sui terribili omicidi compiuti da uno skin-man nella cittadina di Debaria. 
Leggendo questo nuovo romanzo, è innegabile il fascino di essere riportati sul sentiero del Vettore e di ritrovare dei vecchi amici che non si vedono da tanto tempo, ma questo non basta a considerarlo imperdibile, anzi. La storia è chiaramente il frutto di appunti non sviluppati all’interno dei precedenti libri, una sorta di estratto inedito, e più che un romanzo, La leggenda del vento è un esercizio di stile che procede indipendente. Stephen King non ci mette la solita personalità, limitandosi a una sorta di supervisione: i personaggi hanno ormai vita propria, la storia scivola via veloce e abbastanza prevedibile, senza troppi scossoni né colpi di scena. Sarebbe stato lecito attendersi di più, ma poiché non si tratta né di una storia nuova né di un tema inedito, il modo migliore per leggerlo (e apprezzarlo) è approcciarlo come una curiosità, un breve e veloce “fuori pista” senza troppe pretese.

WORLD WAR Z - MAX BROOKS


World War Z è la summa sugli zombie, è il libro che ogni appassionato o studioso dovrebbe tenere sul proprio comodino, il punto da cui partire per conoscere o approfondire l’argomento, ma è anche un volume imprescindibile per comprendere le radici del fenomeno zombie e il suo sempre più attuale fascino. 
Max Brooks, figlio del regista Mel Brooks e dell’attrice Anne Bancroft, costruisce un libro a metà tra il romanzo e il saggio storico, raccontandoci una guerra mondiale contro gli zombie attraverso le testimonianze dei sopravvissuti: non c’è, quindi, un protagonista, il classico eroe a cui ci ha abituati la letteratura del genere (o il cinema e la televisione), ma un giornalista anonimo che ascolta i racconti di coloro che la guerra l’hanno combattuta, riuscendo a ricostruire un puzzle in cui l’horror si mescola con i drammi personali, la denuncia sociale e politica, scavando in profondità, alle radici dello scoppio dell’epidemia. Dentro il lettore troverà di tutto, dal racconto scientifico sulla natura dell’epidemia, fino alle tattiche di difesa e attacco messe in piedi dalle nazioni in lotta, passando per la testimonianza del soldato che si è trovato in prima linea ad affrontare orde impazzite di morti viventi; ma l’autore riserva spazio anche alla politica, alla sua insostituibile presenza in ogni dove, perfino in una guerra totale come quella contro gli zombie, alle sue disfunzioni e contraddizioni. Le testimonianze fanno il giro del mondo, si passa da un continente all’altro, scoprendo in quale modo ogni Paese ha affrontato l’emergenza e come, lentamente e attraverso mille difficoltà, si è riusciti a salvare la razza umana dall’estinzione.
In attesa di vedere il film in uscita a giugno, operazione molto rischiosa vista la natura assolutamente anomala e originale del romanzo, Brooks sembra voler sdoganare il personaggio zombie, tirandolo fuori dalle paludi dell’horror, per farlo entrare di diritto nella storia, protagonista della Guerra con la G maiuscola, ben più pericolosa e letale di quelle che hanno sconvolto il secolo passato. Ma ha il pregio di farlo in punta di piedi, senza voler imporre la sua personalità o quella dei suoi protagonisti, scegliendo la via del documentario storico stile Cinegiornali Luce, emozionando, spaventando ma facendo soprattutto riflettere sulle ragioni di quanto accaduto.